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Contro la fottuta delle ore

Ma perché una giornata dura ventiquattro ore?

Perché un “giorno” che intendiamo più o meno dall’alba al tramonto nell’arco di ventiquattro ore non può riferirsi all’alba del lunedì fino al tramonto della domenica, nell’arco di centosessantotto ore?

Chiameremo questo ipotetico giorno Lunatica, che quindi sarebbe di centosessantotto ore.

Quante cose potremmo fare il Lunatica?

Intanto nessun* direbbe centosessantotto ore non bastano, non ho tempo, scusa vado di fretta, devo scappare, devo andare, devo correre, ho un impegno.

Nessun* dovrebbe correre, scegliere, mettere delle priorità.

Conformiste e conformisti non dovrebbero piegarsi all’ideologia del culto del lavoro; anticonformiste e anticonformisti non dovrebbero citare quel detto, ormai inflazionato come tutto il detto universale, che noi abbiamo l’orologio e gli africani hanno il tempo.

No, questa volta ce l’avremmo pure noi il tempo!

Quante cose potremmo fare con tutto questo tempo in più?

Finalmente mi potresti insegnare a giocare a Burraco, a toccarmi le punte, a cucinare e a capire come riempire il mio buco spirituale.

Io potrei valutare di riprendere con le lezioni di salsa e di rimettermi a studiare.

Potrei dormire quando voglio e senza il rischio di sensi di colpa: se il basico è considerato tra sei e otto ore, in centosessantotto ore mi resterebbero tra le centosessanta e le centosessantadue ore e di queste altre due, quattro ore potrebbero essere destinante alla siesta di un lungo pomeriggio.

Potrei fare di tutto e di più.

Stare con te ad oltranza, a perdere tempo che tanto ne abbiamo a palate.

Non ci dovremmo alzare dal letto dopo sole dieci ore; dopo la colazione ci torneremmo e ne avremmo ancora tantissimo.

Tempo per leggere, scrivere. Leggere. Scrivere.

Le file alla posta e ovunque non sarebbero abbrutite e funeree, nervose e silenziose; sarebbero rilassate, ci potrebbe essere anche il servizio bar alle sedie.

Finalmente potrei fermarmi almeno qualche minuto in più con quel signore napoletano che ogni volta che mi vede mi ferma e mi dice: Ehi ciao, salutami a papà!

Avremmo il tempo di memorabili e interminabili partite a scacchi e di giocare a dama.

Tempo per andare a giocare a minigolf, bowling, a tutti i giochi che ci stanno al bowling, nei luna park, a biliardo, biliardino, freccette, ping pong, a tutti i giochi da tavolo, a tutti i giochi con le carte, a battaglia navale, a nomi, cose e città, a salamino e a obbligo o verità.

Potrei scriverti ogni volta che ti penso senza pensare che ti scrivo troppo, che ti penso troppo perché anche se lo facessi per ore ne rimarrebbero tante altre per non pensarci.

Potrei stare con te diciotto, diciannove ore senza pensare che siano troppe, che stiamo esagerando e non porsi il problema di volere o dovere o rischiare di passare tutta la vita insieme, perché se un giorno ci si manda a cacare ci si libera per centosessantotto ore e se non basta e si vuole la distanza di una settimana, sarebbero millecentosettantasei ore!

Si! Che liberazione! Che pienezza!

Respiro tempo, respiro tutte queste cose che potremmo fare il Lunatica!

Di Lunatica, che te lo dico a fare, potremmo cambiare umore tante volte: rallegrarci, arrabbiarci, rasserenarci e imparanoiarci nell’arco di un fottìo di ore.

E quante altre cose potremmo fare il Martado?!?

Altre centosessantotto ore a disposizione in un giorno.

Quante ore per lo sport, quante ore per il bar.

Finalmente potrei conoscerli tutti i bar.

E potremmo pure lavorare, perché no.

Toh, anche dieci ore che su centosessantotto ore cosa sono?

Lavoreremmo con euforia pensando a tutte le ore che ci rimangono.

Il traffico per strada ci farebbe un baffo; ci potremmo stare anche due, tre ore e chi se ne frega.

Due, tre ore di musica in un’attesa durante la quale nessun conducente si sognerebbe di suonare il clacson.

E chi avrebbe premura, fretta, angoscia per trovare il parcheggio vicino casa?

Chi si lamenterebbe di impiegare mezzora per trovarlo?

Altra cosa di un impatto positivo, direi rivoluzionario.

Tg e altri programmi televisivi che sparano minchiate, retorica e moralismi a gogò durerebbero comunque una, due ore al massimo perché non avrebbero altro materiale per durare di più e quindi su centosessantotto ore darebbero molto meno fastidio che su ventiquattro.

Le dichiarazioni lampo dei politicanti rimarrebbero lampo, non durerebbero di più perché dal lampo alla tempesta è un attimo e non sarebbe bello bagnarsi in giacca e cravatta.

Invece bagnarsi sotto la pioggia noi si, perché no?

Prenderemmo raffreddori e influenze ma avremmo tanto tempo per curarci, tisane su tisane, tempo per fissare le candele e provare a scoprire realmente cos’è quell’affare divino e allo stesso diabolico che è l’amore.

Facciamola questa battaglia: un giorno, centosessantotto ore!