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Il Kit di-sobbedienza

Ben prima delle ultimissime indicazioni sull’ormai famoso kit di sopravvivenza, anche la Panchina si prometteva di pensare prima o poi a un kit di sopravvivenza utile per ipotetiche situazioni di emergenza (catastrofi naturali, colpi di stato o altra roba apocalittica).

Tra le tipiche e avventurose fantasticherie mai sopite del fanciullino che si cela dentro ogni panchina e le sempre più pressanti nubi oscure che da tempo sovrastano l’orizzonte della disgraziata società in cui viviamo, immaginare il fantomatico fagotto della fuga diventava quasi un appuntamento rituale.

Ma da quando i discorsi sul kit sono diventati di pubblico dominio, spinti e sollecitati all’improvviso da arroganti leader politici per ragioni di puro interesse personale e di palese compromissione con lobbies, speculatori, produttori di armi e strumenti tecnologici di vario impiego, mi è passata la voglia.

Anzi, nonostante tra i consigli per il kit figurino oggetti che per i quali ho avuto da sempre un debole come torce e radioline, mi è venuta la contrapposta voglia di disobbedire e contrastare l’ansioso istinto, indotto o meno, di preparare mentalmente e poi nella pratica la borsetta della sopravvivenza.

Piuttosto vorrei provare a immaginare a un kit di-sobbedienza.

D’altronde sono sicuro che in eventuali, scongiurabili, situazioni di emergenza l’umanità potrebbe ritrovare l’autentico sapore della solidarietà e del mutuo aiuto, e che, per dirla in due parole, qualcuno metterebbe una radiolina e qualcun’altro le pile e lo stesso dicasi per torce, medicine o altro.

Allora proverei a pensare a qualcosa di unico che porterei con me e che vorrei condividere con altre persone. Per esempio porterei un numero di Sicilia Libertaria. Porterei le mie poesie e un paio di libri, forse uno di Jack London e la Trilogia della rabbia di Bianciardi. Porterei un Super Santos, potrebbe sembrare infantile ma la palla è la palla. E infine mi porterei dietro qualche certezza: rifiutarmi di combattere eventuali guerre telecomandate da sadici e malvagi aspiranti autocrati, non farmi mai possedere dal diabolico Dio denaro e non smettere di pensare che l’incontro con l’altro possa sempre essere un’occasione più che una sventura.